Tra Martano e Zollino, nel paesaggio rurale della Grecìa Salentina, esiste un luogo che sulle mappe compare ancora, ma che da secoli non ha più abitanti.
Si chiama Apigliano e un tempo era un vero villaggio, con abitazioni, luoghi di culto, botteghe, campi coltivati e una comunità organizzata. Oggi, osservando i terreni delimitati dai muretti a secco, è difficile immaginare che proprio qui si svolgesse la vita quotidiana di intere generazioni.
Sono gli scavi archeologici a raccontare ciò che il paesaggio non mostra più. Resti di edifici, ceramiche, monete, utensili e sepolture hanno permesso di ricostruire parte della storia di uno degli insediamenti medievali più interessanti del Salento.
Un villaggio nato nelle campagne della Terra d’Otranto
Apigliano sorgeva nell’entroterra salentino, in una zona oggi compresa nel territorio di Martano e molto vicina a Zollino.
Le testimonianze scritte che citano il casale risalgono al XIII secolo, ma le indagini archeologiche hanno dimostrato che il primo nucleo abitato era molto più antico. L’insediamento potrebbe essersi formato già tra il VII e l’VIII secolo, probabilmente attraverso l’aggregazione di famiglie e abitazioni rurali intorno a una fattoria preesistente.
Apigliano non era quindi una città fortificata o un grande centro politico. Era un villaggio agricolo, simile a molti altri piccoli insediamenti che nel Medioevo occupavano le campagne della Terra d’Otranto.
La sua storia aiuta a comprendere come si viveva nel Salento prima che la popolazione si concentrasse nei paesi che conosciamo oggi.
Gli scavi che hanno riportato alla luce Apigliano
Le campagne di scavo iniziarono nel 1997 sotto la direzione dell’archeologo Paul Arthur e proseguirono per circa dieci anni. Gran parte dell’insediamento si trovava sotto uno strato di terreno poco profondo, disteso sulla roccia affiorante e non particolarmente adatto alle coltivazioni intensive. Questa condizione ha consentito agli archeologi di indagare un’area ampia del villaggio.
Gli scavi hanno evidenziato diverse fasi della vita di Apigliano, dal periodo bizantino fino al basso Medioevo.
Le abitazioni più antiche erano semplici e costruite utilizzando soprattutto terra, legno e pietre locali. Soltanto nelle fasi successive la pietra iniziò a essere impiegata in maniera più consistente, rendendo gli edifici maggiormente stabili.
Sono stati ritrovati utensili, ceramiche, monete e piccoli oggetti personali. Elementi apparentemente comuni che, osservati dagli archeologi, permettono di conoscere il lavoro, gli scambi commerciali e le abitudini degli abitanti.
La vita quotidiana degli abitanti
Apigliano era strettamente legata alla campagna che la circondava. L’agricoltura e l’allevamento rappresentavano le attività principali e scandivano il ritmo della comunità.
Le analisi condotte sui resti umani, animali e vegetali hanno offerto informazioni anche sull’alimentazione. La dieta sembra essere stata basata soprattutto sui cereali, mentre il consumo di alimenti ricchi di proteine animali era più limitato. Gli animali allevati venivano utilizzati non soltanto per la carne, ma anche per il lavoro nei campi.
La presenza di monete e ceramiche provenienti da altre aree mostra, però, che il villaggio non era completamente isolato. A partire dal IX e dal X secolo, Apigliano entrò gradualmente in una rete più ampia di scambi che collegava il Salento al mondo bizantino e al Mediterraneo.
Anche alcuni gioielli rinvenuti nelle sepolture raccontano una comunità attenta alle mode del proprio tempo. Pur essendo realizzati con materiali non particolarmente preziosi, riprendevano forme diffuse nelle principali corti europee medievali.
Chiese, sepolture e identità della comunità
Nel villaggio erano presenti edifici religiosi e aree destinate alle sepolture, luoghi fondamentali per la vita della comunità.
Gli scavi hanno individuato una chiesa medievale con il relativo cimitero, utilizzato soprattutto tra il XIII e il XIV secolo. Le tombe hanno restituito resti umani, monete, fibbie, gioielli e altri oggetti appartenuti agli abitanti del villaggio.
Uno degli aspetti più interessanti di Apigliano riguarda la convivenza di tradizioni culturali differenti. Nel Salento medievale erano infatti presenti comunità di rito greco e latino, risultato dei rapporti che per secoli avevano unito la Terra d’Otranto al Mediterraneo orientale.
La chiesa medievale riportata alla luce dagli archeologi è stata ricostruita utilizzando tecniche e materiali ispirati a quelli originari, come terra, pietra e tegole in argilla. La ricostruzione aiuta a comprendere l’aspetto che potevano avere gli edifici del villaggio.
Perché Apigliano venne abbandonata?
Il momento esatto e le cause dell’abbandono di Apigliano non sono ancora stati definiti con certezza.
Il villaggio iniziò probabilmente a perdere abitanti durante la crisi demografica che interessò l’Europa nel XIV secolo, un periodo segnato da carestie, epidemie e trasformazioni economiche. La vita nel casale continuò ancora per diverso tempo, ma tra il XV e il XVI secolo la popolazione si trasferì progressivamente nei centri vicini.
L’abbandono di Apigliano potrebbe aver contribuito alla crescita di Martano e Zollino, dove gli abitanti trovarono strutture difensive più solide, maggiori servizi e nuove opportunità economiche.
Non si trattò necessariamente di una fuga improvvisa. Fu probabilmente un processo graduale, legato alla riorganizzazione dell’agricoltura e alla concentrazione della popolazione in borghi più grandi e protetti.
Visitare Apigliano e la Grecìa Salentina
Oggi il Parco Archeologico di Apigliano permette di avvicinarsi a una parte poco conosciuta della storia salentina. I resti si estendono su un’area di circa due ettari tra Martano e Zollino.
Prima della visita è consigliabile controllare le modalità di accesso e l’eventuale disponibilità di visite guidate. La presenza di una guida può essere particolarmente utile, perché molti resti non sono immediatamente leggibili da chi non conosce la storia del sito.
L’escursione può proseguire a Martano, tra le strade del centro storico, le balconate in pietra e le testimonianze della cultura grika, oppure a Zollino, piccolo centro della Grecìa Salentina conosciuto per le sue tradizioni rurali.
Un Salento da ricostruire attraverso le sue tracce
Apigliano non colpisce per la monumentalità. Non ci sono grandi palazzi o mura imponenti ad accogliere il visitatore.
Il suo fascino è più discreto. Nasce dalla consapevolezza che sotto quei campi sono rimaste le tracce di persone che lavoravano, pregavano, commerciavano e crescevano le proprie famiglie molti secoli fa.
Visitare questo luogo significa osservare il paesaggio con uno sguardo diverso e scoprire che la storia del Salento non è custodita soltanto nei castelli e nelle cattedrali, ma anche nei villaggi scomparsi e nelle campagne apparentemente vuote.
Da Masseria Mongiò, Apigliano può diventare una tappa di una giornata dedicata all’entroterra e alla Grecìa Salentina, lontano dagli itinerari più frequentati e vicino alla parte più antica e silenziosa del territorio.
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