Ci sono parti del Salento che si comprendono meglio quando si smette di avere fretta.

Nel Parco dei Paduli il paesaggio non è costruito intorno a un unico monumento o a una destinazione da raggiungere. Sono le strade di campagna, gli ulivi, i muretti a secco e i piccoli borghi che compaiono all’orizzonte a indicare il percorso.

Siamo nell’entroterra della provincia di Lecce, in una vasta area rurale che si estende tra alcuni dei centri delle cosiddette Terre di Mezzo. Qui il modo migliore per conoscere il territorio è proprio rallentare: lasciare l’automobile, salire su una bicicletta o un’e-bike e seguire strade secondarie e sentieri che attraversano una campagna modellata nei secoli dal lavoro dell’uomo.

A settembre, quando le giornate invitano nuovamente a trascorrere più tempo all’aperto, una pedalata nei Paduli può diventare una delle esperienze più piacevoli da alternare al mare.

Nel cuore delle Terre di Mezzo

Il Parco Agricolo Multifunzionale dei Paduli interessa un territorio di circa 5.500 ettari compreso tra San Cassiano, Supersano, Surano, Nociglia, Botrugno, Scorrano, Sanarica, Giuggianello, Maglie e Muro Leccese.

Non bisogna immaginare un parco delimitato da cancelli e confini facilmente riconoscibili. I Paduli sono prima di tutto un grande paesaggio agricolo, fatto di proprietà, strade rurali e piccoli centri che hanno mantenuto nel tempo un rapporto molto stretto con la campagna.

Anche il nome racconta qualcosa della sua storia. “Paduli” richiama infatti l’antica presenza di zone paludose. Ancora oggi, dopo piogge particolarmente intense, alcune depressioni del territorio possono trattenere temporaneamente l’acqua, nonostante la presenza di una rete di canalizzazioni.

Prima degli uliveti che per lungo tempo hanno caratterizzato il paesaggio, una parte consistente dell’area era occupata dal Bosco di Belvedere, un’estesa foresta di querce sopravvissuta fino all’Ottocento.

Di quel bosco rimangono oggi soltanto alcune testimonianze. Sapere che sotto l’attuale paesaggio agricolo esiste la memoria di un ambiente completamente diverso rende però ancora più interessante attraversare questa parte del Salento.

Il Salento visto dalla bicicletta

Nei Paduli la bicicletta non è soltanto un mezzo per spostarsi da un luogo all’altro. È probabilmente uno dei modi più adatti per osservare il territorio.

La trama viaria è composta da strade strette, alcune asfaltate e altre sterrate, che penetrano nella campagna e collegano poderi, masserie e piccoli centri. Il progetto di valorizzazione dell’area ha dedicato particolare attenzione proprio alla mobilità lenta e alla connessione ciclopedonale tra paesaggio rurale e borghi.

Uno dei sistemi di interconnessione sviluppati nel Parco si estende per circa 30 chilometri e attraversa ambienti diversi: uliveti, boschi di querce, canali, vore, strade rurali e centri storici. Lungo il percorso sono stati inoltre previsti punti di orientamento e luoghi di sosta per aiutare il visitatore a leggere il paesaggio.

Non è necessario, però, percorrerlo interamente.

Per vivere l’esperienza basta scegliere un tratto, dedicargli qualche ora e lasciare spazio alle deviazioni. Una strada sterrata, un muretto a secco o una costruzione rurale possono diventare un buon motivo per fermarsi.

È proprio questa libertà a distinguere una pedalata nei Paduli da un itinerario turistico tradizionale.

Un paesaggio fatto di pietra e lavoro

Guardando attentamente ai lati delle strade, il paesaggio comincia a rivelare i segni lasciati dalle persone che lo hanno abitato e coltivato.

I muretti a secco delimitano ancora numerosi terreni. Le pajare, piccole costruzioni rurali in pietra, venivano utilizzate come ricovero o deposito per gli attrezzi. A queste si aggiungono masserie, casini di caccia, canali, vore e testimonianze archeologiche appartenenti a epoche differenti. Nel territorio sono presenti anche dolmen e menhir, tracce di una frequentazione molto più antica della campagna salentina.

Non sono elementi isolati. Insieme formano una sorta di architettura diffusa che si comprende soltanto attraversando lentamente il territorio.

Anche le strade raccontano questa storia. Alcuni tracciati seguono antiche direttrici utilizzate per collegare diverse parti del Salento. La Via Vecchia Lecce, per esempio, conserva la memoria di un percorso frequentato anche dai pellegrini, mentre altri collegamenti attraversavano la penisola tra Gallipoli e Otranto.

Pedalare qui significa quindi muoversi dentro un paesaggio costruito nel tempo, nel quale natura e attività umana hanno continuamente modificato l’una l’aspetto dell’altra.

Partire da San Cassiano

San Cassiano rappresenta uno dei punti di riferimento più importanti per avvicinarsi ai Paduli.

È qui che nei primi anni Duemila prese forma il percorso di valorizzazione del territorio che avrebbe condotto al progetto del Parco Agricolo Multifunzionale. L’obiettivo era recuperare il rapporto tra agricoltura, paesaggio, comunità e nuove forme di accoglienza, sperimentando anche modalità di turismo lento e sostenibile.

Dal paese la campagna è vicinissima. È una caratteristica comune a diversi centri che circondano i Paduli: bastano poche strade per passare dall’abitato ai terreni agricoli.

Questo rende particolarmente piacevole costruire un itinerario che alterni la pedalata a brevi soste nei piccoli paesi. Botrugno, Nociglia, Surano, Sanarica o Scorrano possono entrare nel percorso senza necessariamente trasformarsi in tappe da visitare in modo sistematico.

Una piazza, un caffè o una breve passeggiata sono sufficienti per interrompere il tragitto prima di tornare verso la campagna.

L’esperienza sta proprio nell’alternanza tra questi due ambienti: il paese e il paesaggio rurale che comincia quasi immediatamente oltre le ultime case.

Perdersi, ma con misura

La rete di stradine dei Paduli viene descritta dallo stesso progetto del Parco come articolata e, in alcuni punti, quasi labirintica. È una caratteristica affascinante, ma anche un buon motivo per preparare il percorso prima della partenza.

Chi non conosce la zona può affidarsi a una guida oppure consultare in anticipo mappe e informazioni aggiornate. Prima dell’escursione è inoltre utile verificare le condizioni dei tratti sterrati, soprattutto dopo giornate di pioggia.

L’e-bike può rendere l’esperienza particolarmente rilassante e lasciare più energie per osservare il paesaggio. La bicicletta tradizionale, invece, permette di vivere il tragitto con un ritmo ancora più essenziale.

Qualunque sia la scelta, non dovrebbe esserci l’obiettivo di accumulare chilometri.

Nei Paduli vale la pena fermarsi spesso: davanti a una pajara, all’ombra di un albero, lungo un muretto o semplicemente in un punto dal quale la campagna sembra continuare senza interruzioni.

Perché viverlo a settembre

Settembre cambia il modo di vivere il Salento.

Il mare continua a essere una presenza importante, ma le giornate possono essere dedicate anche all’entroterra, ai cammini e alle esperienze all’aria aperta che nei periodi più caldi vengono spesso rimandate.

Il Parco dei Paduli si presta particolarmente bene a questo ritmo di fine estate. Una pedalata al mattino o nel pomeriggio permette di attraversare la campagna con calma e di dedicare il resto della giornata ad altre esperienze.

La luce più bassa delle ultime ore del giorno modifica inoltre la percezione del paesaggio. Le ombre si allungano lungo le strade rurali e persino gli elementi più semplici, dalla pietra di un muretto alla sagoma di una pajara, acquistano maggiore evidenza.

Non serve raggiungere un punto panoramico preciso. Nei Paduli è spesso il percorso stesso a diventare la parte più interessante della giornata.

Il piacere di un Salento senza tappe obbligate

Visitare il Parco dei Paduli significa accettare un modo diverso di viaggiare.

Non ci sono grandi monumenti intorno ai quali organizzare l’intera esperienza. Ci sono invece strade, paesaggi agricoli, piccoli borghi e tracce che invitano a essere osservate.

È un Salento meno immediato rispetto a quello della costa, ma proprio per questo capace di sorprendere chi desidera andare oltre le immagini più conosciute del territorio.

Dopo una giornata tra il mare di Otranto e la Baia dei Turchi, una pedalata attraverso i Paduli permette di cambiare completamente prospettiva e scoprire il ritmo più lento dell’entroterra.

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